Centri estivi: una questione non solo economica


 




Cronaca Bambina La fine della scuola riapre la spinosa questione dell'estate: dove e come "sistemare" i figli? Le soluzioni più gettonate rimangono i nonni, gli oratori e la grande corsa ai centri estivi (leggi: Quando un servizio si riduce a un click) .

Tante e diverse famiglie si trovano a dover colmare un vuoto temporale di circa tre mesi e la necessità di proseguire il lavoro. Solo il nido  sospende le attività per poche settimane, ma tutte le altre fasce d’età rimangono da gestire.

E se i centri estivi rappresentano la soluzione più gettonata, è anche vero che per tante famiglie rimane una soluzione inaccessibile per via dei costi. A Milano, ad esempio, l’elevata domanda ha escluso la possibilità di accessi tardivi e, per chi resta fuori, rimane solo l’offerta privata.

I costi

Un centro estivo privato a tempo pieno costa mediamente circa 176 euro a settimana, mentre le strutture pubbliche si aggirano intorno ai 99 euro. Su base mensile, la spesa può superare i 700 euro per il privato e sfiorare i 400 per il pubblico. Cifre che, per molte famiglie, risultano insostenibili, soprattutto considerando che spesso si tratta di coprire più settimane consecutive (leggi report di federconsumatori)

Risorse pubbliche 

Nonostante la stabilizzazione dei fondi pubblici dedicati alle attività socio-educative, le risorse non bastano ancora ad ampliare davvero l’offerta o a ridurre significativamente le tariffe. Il risultato è un sistema che continua a scaricare sulle famiglie l’onere organizzativo ed economico della lunga pausa estiva.

La petizione che chiede meno vacanze...   

E mentre l'associazione Mamme di Merda  raccolgono firme con la petizione  per accorciare il tempo delle vacanze dei figli, mentre si promuove (a parole) un modello genitoriale basato sulla qualità del tempo condiviso, la realtà quotidiana racconta ben altro: genitori costretti a incastrare ferie, nonni, baby sitter e centri estivi con orari rigidi. E, inevitabilmente, bambine e bambini inseriti in agende fitte di attività strutturate, spesso lontane da quell’idea di tempo libero che dovrebbe caratterizzare l’infanzia. (Come raccomanda la carta dei diritti del fanciullo all'articolo 31*) 

Il fatto è che la questione non è solo economica, ma anche culturale. È possibile chiedere ai genitori di essere più presenti, senza che il mondo del lavoro cambi ma rimanga rigido e continui ad occupare troppo tempo? Un mondo del lavoro che non prevede la possibilità di diventare genitore è semplicemente anticostituzionale. 

Laura Branca  


*Articolo 31 
1. Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al  riposo  ed
al tempo libero, di dedicarsi al  gioco  e  ad  attività  ricreative
proprie della  sua  eta'  e  di  partecipare  liberamente  alla  vita
culturale ed artistica. 
2. Gli Stati parti rispettano e favoriscono il diritto del  fanciullo
di  partecipare  pienamente  alla  vita  culturale  ed  artistica  ed
incoraggiano l'organizzazione, in condizioni di uguaglianza, di mezzi
appropriati di divertimento e di attivita' ricreative,  artistiche  e
culturali.