Cronaca Bambina Oltre 200 lavoratrici in presidio a Bologna: «Senza personale non c'è futuro per lo Zero-Sei». Con questo slogan, insegnanti, pedagogisti e collaboratori dei servizi educativi 0-6 hanno partecipato, venerdì 19 giugno, a un presidio nel cortile di Palazzo d'Accursio per chiedere maggiori investimenti nel sistema educativo pubblico e un intervento urgente sui problemi che da tempo interessano nidi e scuole dell'infanzia comunali.
La mobilitazione, promossa dalle organizzazioni sindacali CGIL e UIL, ha voluto riportare al centro il valore del servizio educativo pubblico e le difficoltà che il personale affronta quotidianamente.
Tra le ragioni della protesta figurano la carenza di organico, le difficoltà nel sistema delle sostituzioni, il timore di un aumento della precarietà organizzativa, la mancanza di adeguati sistemi di raffrescamento nei servizi 0-6 e la richiesta di modificare le norme nazionali che limitano le assunzioni negli enti locali.
Il nodo principale, però, resta quello delle sostituzioni del personale. Educatrici e insegnanti denunciano che l'attuale carenza di organico rende sempre più difficile coprire assenze e malattie senza ripercussioni sul servizio.
Secondo le lavoratrici, la mancanza di personale stabile comporta continui cambi di riferimento per i bambini, maggiori carichi di lavoro per chi è presente e difficoltà nell'attuazione dei progetti pedagogici. Una situazione che, sostengono i sindacati, rischia di compromettere anche l'inclusione scolastica dei bambini con disabilità e la qualità complessiva dell'offerta educativa.
Il Comune, dal canto suo, annuncia invece un potenziamento del personale educativo attraverso l'introduzione di una nuova figura, l'educatrice cosiddetta "jolly", destinata a intervenire nelle sostituzioni tra diverse strutture.
Si attendono eventuali comunicati delle organizzazioni sindacali o dell'amministrazione comunale per conoscere gli sviluppi del confronto e le possibili risposte alle richieste avanzate dai lavoratori.
Alcune considerazioni politiche
Insomma, i nodi sono evidenti. Da tempo, ormai da anni, il personale denuncia la mancanza di sostituzioni, mentre le pubbliche amministrazioni segnalano la difficoltà nel reperire personale da reclutare, soprattutto nelle scuole dell'infanzia. Ma perché, di fronte alla proposta di assumere nuovo personale e di renderlo finalmente stabile con contratti a tempo indeterminato — come nel caso delle educatrici jolly — i lavoratori protestano?
L'organizzazione del servizio è complessa e questa modifica cambierebbe le turnazioni di tutto il personale, sia delle educatrici che arrivano al mattino sia di quelle che svolgono il servizio pomeridiano e che oggi entrano intorno alle 14.30. Ma, al di là degli orari e delle turnazioni, rimane un fatto: i nidi, modifica dopo modifica, si sono progressivamente impoveriti. Aumentando il numero di bambini per educatrice e riducendo anno dopo anno le spese di gestione, il servizio è stato gradualmente snaturato e rischia di trasformarsi da servizio educativo di qualità a semplice servizio di custodia.
I numeri parlano chiaro: se agli inizi degli anni Duemila il rapporto numerico, ad esempio nelle sezioni lattanti, era di un'educatrice ogni quattro bambini, nel tempo si è arrivati a contare, in alcune fasce orarie, otto bambini per educatrice.
Che cosa rimane, con questi rapporti numerici, della relazione educativa, della cura e dell'attenzione che ogni bambino meriterebbe?
L'ultima soluzione proposta, quella delle educatrici jolly, pensata per tamponare le emergenze, si inserisce in una situazione già segnata da una profonda sofferenza organizzativa. Per questo la protesta non riguarda soltanto questa specifica riorganizzazione, che coinvolge l'intero sistema, ma soprattutto ciò che i servizi rischiano di diventare.
La misura, concepita per fronteggiare l'emergenza delle emergenze, rappresenta piuttosto l'ultimo tassello di un processo che rischia di snaturare un sistema educativo nato dall'idea del confronto e del dialogo continuo tra diverse professionalità: educatrici, pedagogisti e collaboratori.
I nodi da affrontare sarebbero moltissimi e, forse, quello dell'educatrice jolly non è nemmeno il più significativo. Il fatto è che, lentamente, si stanno disgregando le fondamenta stesse del sistema, attraverso piccoli passi accomunati dalla ricerca del risparmio economico, a fronte di rette sempre più elevate e difficili da sostenere per molte famiglie.
Laura Branca