Nidi d'infanzia: Valditara annuncia 174mila posti realizzati. Ma quanti sono davvero disponibili per le famiglie?

 

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Cronaca Bambina Il ministro Valditara annuncia il superamento degli obiettivi europei previsti dal PNRR per nidi e scuole dell'infanzia, lo annuncia in una conferenza stampa al Ministero, lo scorso 8 ottobre, quando ha dichiarato: realizzati 173.777 posti nei servizi 0-6 anni, a fronte di un obiettivo di 150.480.

Il risultato c'è, ma merita di essere approfondito, perché la storia del PNRR dedicato alla prima infanzia è anche quella di un progressivo ridimensionamento degli obiettivi e non solo. 

PNRR e nidi 

Se inizialmente erano stati previsti 264.480 posti aggiuntivi, lo stesso Governo Meloni ha abbassato l'asticella a 150.480, fino alla possibilità, introdotta con l'ultima revisione, di conteggiare fino a 35.000 posti derivanti dalla ricostruzione di strutture già esistenti.

L'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell'Università Cattolica, in un recente studio, ha richiamato l'attenzione proprio sulla necessità di distinguere tra posti conteggiati ai fini del PNRR e incremento effettivo dell'offerta. Una distinzione nient'affatto superflua.

Anche i dati ISTAT suggeriscono prudenza. Nell'anno educativo 2023/2024, ultimo per il quale è disponibile il rapporto nazionale sull'offerta, i posti autorizzati nei servizi per la prima infanzia coprivano il 31,6% delle bambine e dei bambini sotto i tre anni, con percentuali inferiori al 20% nel Mezzogiorno.

Nel frattempo, il governo ha annunciato risultati significativi sul fronte delle infrastrutture. Resta però da chiarire quanti dei posti dichiarati realizzati siano oggi effettivamente utilizzabili dalle famiglie e quanti rappresentino un effettivo ampliamento dell'offerta.

La domanda non è soltanto quanti posti siano stati costruiti, ma quanti nuovi nidi siano effettivamente aperti, con personale sufficiente e rette accessibili.

Una domanda che abbiamo già affrontato e che interessa soggetti diversi: le famiglie che potrebbero accedere, o non accedere, a un posto al nido; le lavoratrici e i lavoratori del settore educativo: più posti significano effettivamente più lavoro?

Ma anche le amministrazioni comunali, perché il rischio di avere un nido sul proprio territorio che non può aprire per mancanza di risorse destinate al personale genera inevitabilmente tensioni tra amministratori e cittadini.

Interessa, infine, cittadine/i di oggi e quelle/i di domani, perché il PNRR non è una pioggia di denaro senza conseguenze. Non tutti i fondi provengono dall'Unione europea sono a fondo perduto ma andranno restituiti. In ogni caso, si tratta di investimenti pubblici che dovrebbero lasciare al Paese servizi funzionanti e benefici duraturi. Perché un nido costruito ma inutilizzato non è soltanto un'occasione mancata: è un investimento pubblico che non produce i risultati.

Laura Branca