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mercoledì 23 dicembre 2015

La priorità dell'infanzia? Investire.














Capire quanti soldi la regione assegna ai bambini significa capire se la politica guarda al futuro. Nel nostro caso significa capire che direzione ha preso la giunta Bonaccini che da oltre un anno è a capo della regione Emilia Romagna. Per addentrarci nella questione abbiamo incontrato la vicepresidente e assessore al welfare Elisabetta Gualmini. Ha risposto alle tante domande che le abbiamo rivolto che toccano tanti argomenti, sia generali, economia e sociale, che specifici, come gli orari dei servizi. Il quadro che ne emerge nel complesso è duro: da una lato ci sono le tante difficoltà dei cittadini, che sono sempre più poveri, dall'altra un grande impegno politico al cambiamento. Solo il tempo ci dirà se tanto lavoro frutterà un buon raccolto.

lunedì 20 aprile 2015

Educare i bambini: quante domande....

Educare i bambini








"Ho verificato le spese nei bilanci e da lì, dai numeri, i bambini non si vedono" ha esordito Elisabetta Gualmini vicepresidente della regione ER e assessore al Welfare al convegno Educare i bambini: quante domande...che ha organizzato la nostra associazione. "Questo non significa- ha continuato l'assessore- che durante il mio mandato intenda contrarre la spesa agli anziani per darla all'infanzia. Ben inteso, non si

domenica 11 maggio 2014

Servizi sociali: intervento introduttivo



Corso di aggiornamento per l'ordine dei giornalisti

Introduzione di Laura Branca

Cosa sono i servizi sociali?





 
 
 
 
I servizi sociali sono difficili da contornare ogni soggetto che se ne occupa li concepisce in modi  diversi, magari simili, ma pur sempre diversi. Alcuni contorni però possiamo darle: nel 2006 COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE nel documento: “Attuazione del programma comunitario di Lisbona:i servizi sociali d'interesse generale nell'Unione europea” {SEC(2006) 516} da questa definizione rispetto ai servizi sociali:

Servizi forniti in maniera personalizzata, al fine di rispondere alle
esigenze di utenti vulnerabili che si basano sul principio di
solidarietà e di parità d'accesso.”

mercoledì 17 aprile 2013

Educare i bambini: intevento Dottoressa Sandra Benedetti


Sandra Benedetti

La nascita e lo sviluppo di servizi per l'infanzia nella nostra regione ha sempre considerato fondamenti tre aspetti interconnessi:
    la centralità del bambino nelle politiche rivolte ai servizi educativi;
    la partecipazione delle famiglie come strumento di costruzione di una comunità educante nella quale i genitori sono soggetti attivi con i quali condividere gli obiettivi di cura educativa;
  • la qualità dello stato sociale inteso come ambito in cui costruire politiche di benessere e di tutela per i più deboli.

La centralità del bambino nelle politiche rivolte ai servizi e educativi significa riconoscere le potenzialità dei bb fin dalla loro nascita, l'importanza di sollecitarle per tradurle in buone opportunità in grado di facilitare gli apprendimenti, ma anche il dovere di tutelarle dagli eccessivi precocismi o da una incuria educativa che invece di facilitare la crescita armonica dei talenti, potrebbe inibirli o provocare danni che sappiamo essere indelebili nei primi anni di vita. Per questo qualsiasi innovazione che si desidera apportare deve sempre essere accompagnata da una riflessione sugli effetti che essa determina nella salute psicofisica dei bambini. Questa è anche la ragione per cui chi si occupa dei bambini, come sostituiti temporanei di madri e padri, non possono non essere figure qualificate, sorrette da una qualificazione permanente, siano esse le educatrici e le collaboratrici, oppure i coordinatori pedagogici.

Il coinvolgimento e la partecipazione delle famiglie è un punto altrettanto delicato che non va trascurato: è indubbio infatti che la serenità dei genitori, ed in primis la madre nei primi tre anni di vita quando la reciproca dipendenza della coppia biologica è ancora molto pervasiva, sia un fattore importante e dunque le politiche rivolte ai servizi devono anche risultare facilitanti per le famiglie che vi ricorrono. I bisogni dei bambini non possono essere posti in competizione con quelli dei genitori lavoratori, anche se è dovere delle politiche favorire la massima conciliazione tra impegni di cura e di lavoro, soprattutto revisionando di tanto in tanto i modelli gestionali organizzativi sui quali si basa il funzionamento dei servizi.

la qualità dello stato sociale per costruire politiche di benessere e di tutela per i più deboli; è la terza dimensione che consente di non isolare la politiche educative ma di connetterle con le azioni di altre politiche fortemente integrate: da quelle economiche a quelle sociali e scolastiche a quelle sanitarie. Un welfare amico dei cittadini non è fondato su politiche parcellizzate, ma integrate in grado di favorire la razionalizzazione delle risorse, piuttosto che il loro spreco e la capacità di assumere la comunità dei cittadini che abitano in un determinato territorio, come soggetti attivi in grado di co-progettare e co-gestire le politiche, incluse quelle socio-educative. In questo senso sia il privato cooperativo che le aziende sono divenute partner attive nell'offerta dei servizi: oltre il 40% dei servizi 0/3 è erogato in convenzione con il privato e soprattutto i servizi di ultima generazione (PGE/domiciliari) sono espressione di una cultura gestionale prevalentemente di natura privata convenzionata. Così come nella nostra regione in dieci anni sono sorti 33 nidi aziendali: in essi le graduatorie sono integrate con quelle comunali oltreché per motivi di equità sociale, anche per l’ineludibile principio economico per cui alle aziende conviene avere accessi anche dalle graduatorie comunali, per avere continuità di presenze tra un anno e l’altro, diversamente il servizio solo rivolto ai propri dipendenti risentirebbe di una tale oscillazione da pregiudicarne la tenuta economica e dunque la stessa apertura.
É indiscutibile però che il disincanto prodotto da questa
pesante crisi economica e avvertito particolarmente in quelle regioni, come la nostra, in cui le scelte sono state fatte e gli impegni finanziari sono stati assunti in direzione di un investimento sul welfare di comunità, all'interno del quale la rete dei servizi educativi agisce da collante tra politica ed economia, tra stato e mercato, tra famiglie e collettività; tutto ciò ci obbliga ad un rilancio di un'attenta riflessione a cui non ci siamo mai sottratti.

In particolare è proprio la politica che, più qui che altrove, interroga la pedagogia dalla quale si attende non una risoluzione miracolistica, che ovviamente la pedagogia non vuole né può garantire, ma una elaborazione culturale in grado di ridefinire i paradigmi della sostenibilità con le istanze di qualità che non vanno mai tradite.

E' per questo che dopo un'accurata revisione di tutta la normativa regionale approdata alla fine del 2012 per la seconda volta in 10 anni ad una legge (L.1/00 e ss.mm) ed una direttiva (n. 85/2012) riaggiornata ed alleggerita nelle sue procedure applicative, lo sforzo degli ultimi due anni educativi (2011-2012 e 2012-2013) è rivolto alla valutazione della qualità educativa attraverso un sistema di regolazione regionale che intende portare a compimento quanto previsto dall'art- 19 della L, 1/00, ossia una definizione di qualità aggiuntiva che superi la soglia della sola autorizzazione al funzionamento e che valga, a proposito di equità, sia per i soggetti pubblici che per quelli privati.

L'indicatore per il monitoraggio della qualità di un servizio educativo non è data solo da valutazioni di tipo pedagogico, o solo da valutazioni di tipo economico-finanziario, o solo dalle esigenze "dell'utente-cliente famiglia" (peraltro non sempre connotate in termini di oggettività educativa), ma da una calibrazione, sempre da rinegoziare, fra i tre aspetti succitati. Dopo aver investito per lunghi anni sulla formazione del personale, che grava sul servizio educativo per l'80% del suo costo, ci pare opportuno ora conoscere come il know how formatosi nei nostri servizi sia in grado di favorire anche il cambiamento dall'interno dei servizi stessi, a partire da una maggiore consapevolezza per es. su come si conciliano i bisogni dei bambini, con quelli dei genitori e con la tipologia di offerta quotidiana che interroga per es. quanto e se i modelli gestionali e organizzativi che sorreggono il loro funzionamento siano facilitanti ad un uso flessibile del servizio che ovviamente va definito entro determinati confini che vanno resi espliciti.
Anche di questo si occupa la sperimentazione in corso che andrà meglio perfezionata e il cui esito, seppure parziale in quanto applicato al 10% dei servizi presenti su ciascun territorio provinciale, potrà fornire qualche indicazione per trattare con le parti sociali.
Qualsiasi aspetto che concorre a mutare il sistema attuale necessita infatti di una concertazione che certo non può imporsi con tempi biblici, ma che però non può sottrarsi al confronto con chi i servizi li gestisce: dai soggetti pubblici a quelli privati, dalle OO.SS alle rappresentanze delle parti sociali che nei servizi per l'infanzia ripongono quota parte dei loro investimenti.
Qualche anticipazione però voglio darla: è indubbio che la nuova legge di riordino istituzionale che la regione sta mettendo a punto ci farà comprendere dove verranno ri-allocate le funzioni fino ad ieri in capo alle province e come più in generale verrà ridisegnato il welfare istituzionale territoriale: intanto però possiamo già azzardare che dalla sperimentazione emergono alcuni aspetti che occorre considerare come vincolanti perla tenuta del sistema:
  • un contratto adeguato alle funzioni svolte soprattutto per quanto riguarda il personale dei servizi educativi erogati dai soggetti privati: molti di questi non dispongono neppure delle ore sufficienti di formazione richieste dalla nostra normativa,
  • una stabilità della figura del coordinatore pedagogico ed una sua dotazione altrettanto stabile nel sistema integrato pubblico privato, con una definizione degli standard organizzativi riferiti soprattutto al n. max dei servizi da coordinare e ad una precisa specificazione circa l'opportunità di operare nello 0-3, ma avendo anche la delega su uno sguardo progettuale più lungo 0-14/0-18;
    • una collocazione del CPP in area vasta in quanto organismo che favorisce il dialogo e la coesione di politiche socio-educative integrate ad altri settori (sanitario, scolastico, sociale);
    • una rivisitazione/aggiornamento culturale che indagando i profili delle nuove generazioni di padri e madri, aiuti a riflettere sulle dinamiche relazionali e sugli stili legati ai processi di accudimento/attaccamento/distaccamento attualizzati, assieme alle difficoltà delle coppie separate i cui bisogni educativi e di gestione del tempo di cura/lavoro sono sovente intercettati dai servizi educativi, ma che rimandano a risposte che i servizi da soli non possono garantire. Una revisione della spesa e degli investimenti sapendo che, al netto di quanto ci auguriamo venga garantito se passa il decreto legge Puglisi, possa garantire maggiori risorse finanziarie, anche regionali, come è avvenuto per il settore degli anziani che sono vulnerabili come i bambini, ma a differenza dei bambini, loro votano.
La sfida nel dibattito tra modernismo e post-modernismo sta proprio nella differenza tra certo e incerto e nell'incerto abituarsi a considerarlo non come una perdita di identità, la cui eccessiva affezione può produrre isolamento ed entropia, ma come l'inizio della sua costruzione a cui la nostra regione non si sottrarrà mettendo in campo le cautele necessarie a conservare un legame con la memoria senza temere l'innovazione. Ma di questo penso vi anticiperà meglio di me la vicepresidente Gualmini.




























lunedì 7 maggio 2012

I nidi e i servizi d'infanzia oggi


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Le cifre sono imponenti. Sono oltre 400 i bambini solo nel comune di Bologna, che nell'anno 2012-13 non troveranno posto presso le scuole dell'infanzia. E se siamo

mercoledì 4 aprile 2012

Il privato e il pubblico


La necessità aguzza l'ingegno. L'idea viene dalla provincia ed esattamente dal comune di Pianoro, dove Marchesini group ha sottoscritto un accordo con la pubblica amministrazione. L'intesa è interessante e alternativa a quelle fino ad ora varate. L'accordo prevede che ai dipendenti della società venga garantito un posto al nido gestito dal comune e le spese che normalmente sono a carico dell'ente vengano sostenute dall'azienda. In tempo di crisi quando le forbici sui servizi si allargano di continuo è certamente un solido aiuto. L'idea è garantire ai dipendenti un posto al nido al di là della residenza, e tutti noi genitori capiamo l'importanza di poter avere il figlio vicino. E' un modo di dar valore ad un buon servizio pubblico, il nido, sostenendolo economicamente. La regione appoggia e veicola l'iniziativa, estendibile all'intero territorio.

giovedì 29 settembre 2011

sabato 5 marzo 2011

La regione per i nidi

Bimbi al gioco











La regione Emilia Romagna ha contribuito alla causa nidi e servizi d'infanzia con quasi 2 milioni di euro di cui un quarto circa da destinare, per legge, solo all'amministrazione pubblica. Sette saranno i servizi finanziati, dei quali 3 in provincia: micronido (pubblico) al castel del Rio, micronido (privato) a Pianoro e la ristrutturazione del nido Arcobaleno (pubblico) a Castel san Pietro Terme. A Bologna sul fronte del nuovo, apriranno un centro genitori e nido pubblico, Alma Mater Studiorum, un nido sempre pubblico, Due Agosto, e infine un nido territoriale e aziendale (non soggetto al patto di stabilità) ASP Giovanni XXIII.  Sul fronte privato: ristrutturazione parrocchia Di San Paolo Ravone. Questa manovra aumenta la capacità di 208 posti per bimbi in lista. Liste sempre molto lunghe. L'Emilia Romagna copre la fascia educativa dei più piccoli (fino ai 3 anni) per il 30%, contro una penosa media nazionale del 14%. L'unione europea ha chiesto di intensificare la copertura a tutti i paesi membri per giungere ad una percentuale del 33% entro il 2010. Si sta investendo molto sul fronte nidi sia nel pubblico che nel privato, a livello nazionale e non si capisce come mai le cifre rimangano ancora tanto basse, e come mai il governo non si decida a dare contributi sostanziosi, nei confronti di un servizio tanto richiesto.           

martedì 1 marzo 2011

Altre forme educative

genitori e bimbi











Per rendere più ricca l'offerta di socializzazione, incontro, scambio e gioco sia per bimbi che per i genitori, la regione ha ampliato l'offerta ludico-educativa con dei centri bambino genitori, previsti dalla legge 8/2004.