Quando i conflitti diventano cronici

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Partecipare per crescere Quello che rilevo ormai da tempo è l'aumentare  dei conflitti all'interno dei gruppi educativi.
La narrazione costante, seppur non generalizzabile,  sembra essere la divisione, la competizione, la disistima reciproca.
Alcuni gruppi arrivano alla chiusura dell'anno a giugno, con una grande  stanchezza e desiderio di prendere distanza fisica e psichica dalle colleghe.
Situazioni estremamente disagiate dove la pausa estiva non sarà sufficiente a sanare i disaccordi, per cui alla ripresa di settembre l'intero gruppo educativo dovrà fare i conti con malumori, incomprensioni, mancanza di entusiasmo, tutti elementi negativi per una comunità educativa che richiede al contrario il massimo dell'energia, della collaborazione, dell'impegno professionale e pedagogico.

I non detti

I conflitti cronici ed irrisolti hanno spesso origine dai numerosi " non detti" e dall'impossibilità di avere un confronto maturo, responsabile e rispettoso.
Anche per esperienza vissuta ci sono delle persone che trasformano le loro difficoltà personali in un diritto acquisito a risparmiarsi, i loro comportamenti non sono flessibili, piuttosto prevale sempre e comunque l'interesse personale, le loro problematiche vere o presunte diventano diktat inespugnabili tanto da non recepire i bisogni altrui. Scambiano le colleghe per dei " recipienti" dove vomitare costantemente le loro difficoltà e le  continue richieste. Ogni problema diventa l'alibi per non assumersi le responsabilità di varia natura che la nostra professione richiede, in poche parole e con chiarezza lessicale diventano un peso di piombo, dove il loro narcisismo egoico viene esercitato senza colpo ferire, con il risultato frequente che le colleghe che gli lavorano a fianco...spesso lavorano il doppio!
Sono questioni molto serie delle quali e per infiniti motivi c'è quasi un tabù nel farli venire alla luce.
Purtroppo la linea di demarcazione ( per alcuni soggetti) tra la richiesta di aiuto legittima ed auspicabile in un contesto solidale...e l'assoluto quanto urticante approfittarsi, senza mai esprimere una gratitudine, un riconoscimento, diventa inesorabilmente  l'altra faccia della medaglia.

Battaglie silenti

Numerosi  gruppi educativi vivono da molti anni situazioni estremamente critiche dal punto di vista relazionale, una battaglia costante, livorosa e snervante che inficia in profondità quelli che dovrebbero essere i capisaldi educativi:" fiducia, ascolto, responsabilità, stima professionale, solidarietà, collaborazione e competenze".
In questo battagliare continuo quello che emerge è la mancanza evidente di una evoluzione personale e  di una crescita valoriale e professionale.
È facilmente intuibile che in un contesto educativo sano e di qualità tutti coloro che ne fanno parte dovrebbero avere un equilibrio psichico saldo per poter affrontare le inevitabili prove della vita che riguardano tutti, nel modo migliore possibile, ovvero facendo squadra, facilitando reciprocamente sempre nel rispetto e mantenendo il focus pedagogico irrinunciabile per degli educatori:" il ben-essere dei bambini e delle bambine”. 
C’è da chiarire un assunto imprescindibile:” il ben-essere dei bambini e delle bambine è legato indissolubilmente al benessere soprattutto psicologico degli educatori e delle persone che si prendono cura di loro. Aver cura dell'ambiente educativo significa tenerlo in mente a trecentosessanta gradi, le variabili che possono interferire negativamente esistono e bisogna tenerne conto.

Una comunità educante responsabile

Una comunità educante ha la responsabilità etica di costruire un ambiente fisico e psicologico armonico, dove i conflitti inevitabili e fisiologici possano essere affrontati e risolti nel rispetto delle individualità ma anche nel rispetto e considerazione del gruppo di lavoro.
Questi equilibri delicati tra le esigenze dell'io e quelle del noi, non possono essere disattese, sono le fondamenta irrinunciabili per poter portare avanti un progetto educativo coerente che sviluppi ben-essere e felicità nei bambini e nelle bambine e nell'intera comunità educativa. 
Credo sia una questione di primaria importanza che non può  essere sottovalutata o addirittura ignorata , bisogna attenzionare ed intervenire in queste situazioni ad alto rischio,  dove i conflitti irrisolti possono seriamente compromettere un percorso educativo globale ed efficiente che richiede per sua specifica natura, persone mature e preparate in grado di essere all'altezza del compito richiesto.

Anna Maria Mossi Giordano
 
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