Partecipare per crescere Il tempo che passa per chi ha la fortuna di poterlo vivere e veder passare, ci regala la possibilità di essere testimoni attivi di tantissimi cambiamenti e di essere noi stessi partecipi di tante trasformazioni. Ho vissuto abbastanza per avere più vita dietro le spalle rispetto a quella che avrò davanti. Intanto esprimo gratitudine per questo lungo arco esperienziale che mi ha riservato, tra gioie e dolori, un pacchetto variegato di tantissime emozioni, scoperte, distacchi, avvicinamenti, conflitti, risoluzioni. La questione non è quella di aver perso dei treni ma soprattutto l'aver provato ad essere consapevole della stazione in cui mi trovavo! Il viaggio è sempre personale, ognuno prende il treno che in quel preciso istante della propria esistenza è in grado di sostenere e guidare.
Inutile recriminare, o avere rimpianti di ciò che sarebbe potuto essere e non è stato. Siamo quadri da dipingere, ogni pennellata non ci definisce per sempre, aggiunge solo colore e sfumature ad ogni esperienza. Questo per dire che ogni vita al di là di come si sia dipanata merita rispetto e dignità.
La potenza dell'educare e dell'educarci
Quarantatrè anni di questa lunga vita li ho vissuti in ambito educativo, complicato descrivere in poche parole quanto sia potente l'esperienza educativa.
L'educare ti da l'opportunità di confrontarti quotidianamente, una full immertion nelle relazioni, una esplorazione viva, una energia vitale che ti attraversa e ti " obbliga" a pensare, riflettere, agire, trasformare, crescere e soprattutto emozionarti.
Per me che l'ho vissuta così intensamente credo sia una delle professioni più coinvolgenti ed emozionanti per il materiale umano che puoi incontrare, con le sue differenze e storie uniche da ascoltare e raccontare.
Ricordo nitidamente quanto l'incontro con l'altro/a sia esso bambino/a o genitore o adulto ogni volta mi attivava curiosità, interesse, una vibrazione emozionale intensa. Entrare in quei rapporti nuovi mi impegnava, apriva a nuove visioni, prospettive da cui guardare, era sempre un arricchimento, anche se c'erano delle criticità, una relazione da costruire ti offre sempre spunti di crescita valoriale ed umana.
Ogni persona porta nella comunità educante se stesso/a, la sua cultura, la sua identità di appartenenza, il suo mondo interiore. Se fossimo più aperti, disponibili, ad accogliere le storie che arrivano senza pregiudizio, ma con il cuore aperto, forse eviteremmo tante problematiche e rigidità spesso dettate da una ignoranza emotiva.
L'educare ti da l'opportunità di confrontarti quotidianamente, una full immertion nelle relazioni, una esplorazione viva, una energia vitale che ti attraversa e ti " obbliga" a pensare, riflettere, agire, trasformare, crescere e soprattutto emozionarti.
Per me che l'ho vissuta così intensamente credo sia una delle professioni più coinvolgenti ed emozionanti per il materiale umano che puoi incontrare, con le sue differenze e storie uniche da ascoltare e raccontare.
Ricordo nitidamente quanto l'incontro con l'altro/a sia esso bambino/a o genitore o adulto ogni volta mi attivava curiosità, interesse, una vibrazione emozionale intensa. Entrare in quei rapporti nuovi mi impegnava, apriva a nuove visioni, prospettive da cui guardare, era sempre un arricchimento, anche se c'erano delle criticità, una relazione da costruire ti offre sempre spunti di crescita valoriale ed umana.
Ogni persona porta nella comunità educante se stesso/a, la sua cultura, la sua identità di appartenenza, il suo mondo interiore. Se fossimo più aperti, disponibili, ad accogliere le storie che arrivano senza pregiudizio, ma con il cuore aperto, forse eviteremmo tante problematiche e rigidità spesso dettate da una ignoranza emotiva.
Il mondo cambia e anche il suo linguaggio
Il mondo è in continua trasformazione e cambiamento, a volte si fa fatica a tenere questo passo veloce, tutto incita alla velocità, alla performance, al risultato, alla competizione, spesso alla violenza. Linguaggi armati, elementi che non armonizzano affatto con i bisogni autentici dei bambini e delle bambine e in realtà anche per noi adulti sono origine dei tanti malesseri attuali:" depressione, malattie psicosomatiche e psichiatriche, suicidi."
C'è la necessità di attuare un cambio di rotta sostanziale ed urgente, soprattutto in ambito educativo e culturale. Bisogna costruire un linguaggio gentile, rallentare, darci respiro e dare respiro, riappropriarci della natura con rispetto e considerazione, tornare ad una comunicazione che non sia " mediata" da un cellulare, restituire importanza e centralità ai nostri sguardi, agli abbracci, ai sensi, più realtà che mondo virtuale.
Le vite che stiamo conducendo e che in qualche modo imponiamo ai bambini/e non sono vite giuste, non li rispettiamo autenticamente, abbiamo perso la capacità di osservare e comprendere di cosa hanno realmente bisogno, non abbiamo cura delle loro anime.
Il tempo che passa mi sta insegnando a fermarmi, a sostare in quello che accade, ad osservare e soprattutto sentire e vedere le tante espressioni di fragilità e di aiuto che i bambini e gli adolescenti ci stanno comunicando. Fa male vedere in faccia la realtà, soprattutto quando è distopica, pesante, dolorosa.
Abbiamo tante responsabilità, come adulti, istituzioni, famiglie...spetta a noi assumerci l'onere di far venire alla luce le tante ombre ormai evidenti, spetta a noi, aprire varchi di possibilità pacifiche e creative, ribellandosi allo status quo. Con generosità restituire la gioia di vivere e di crescere ad una generazione troppo spesso violata, abusata, messa a tacere in tante parti del mondo.
I gridi di dolore hanno tante facce e modalità...dobbiamo tenere gli occhi e il cuore aperti e prendere coraggio nel confrontarci con gli abissi, l'unica possibilità di risalita a volte sta nel toccare il fondo e credo purtroppo che questo fondo lo abbiamo raggiunto. È tempo di risalire!
C'è la necessità di attuare un cambio di rotta sostanziale ed urgente, soprattutto in ambito educativo e culturale. Bisogna costruire un linguaggio gentile, rallentare, darci respiro e dare respiro, riappropriarci della natura con rispetto e considerazione, tornare ad una comunicazione che non sia " mediata" da un cellulare, restituire importanza e centralità ai nostri sguardi, agli abbracci, ai sensi, più realtà che mondo virtuale.
Le vite che stiamo conducendo e che in qualche modo imponiamo ai bambini/e non sono vite giuste, non li rispettiamo autenticamente, abbiamo perso la capacità di osservare e comprendere di cosa hanno realmente bisogno, non abbiamo cura delle loro anime.
Il tempo che passa mi sta insegnando a fermarmi, a sostare in quello che accade, ad osservare e soprattutto sentire e vedere le tante espressioni di fragilità e di aiuto che i bambini e gli adolescenti ci stanno comunicando. Fa male vedere in faccia la realtà, soprattutto quando è distopica, pesante, dolorosa.
Abbiamo tante responsabilità, come adulti, istituzioni, famiglie...spetta a noi assumerci l'onere di far venire alla luce le tante ombre ormai evidenti, spetta a noi, aprire varchi di possibilità pacifiche e creative, ribellandosi allo status quo. Con generosità restituire la gioia di vivere e di crescere ad una generazione troppo spesso violata, abusata, messa a tacere in tante parti del mondo.
I gridi di dolore hanno tante facce e modalità...dobbiamo tenere gli occhi e il cuore aperti e prendere coraggio nel confrontarci con gli abissi, l'unica possibilità di risalita a volte sta nel toccare il fondo e credo purtroppo che questo fondo lo abbiamo raggiunto. È tempo di risalire!
Anna Maria Mossi Giordano
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