L’educare... necessita di pace e respiro





Partecipare per crescere Blackout di pensieri, mi sento come se ci fosse un frullatore nella mia testa. Difficile scovare nella complessità dei nostri tempi un argomento che più di altri abbia l'urgenza di venire alla luce. Il tempo corre veloce, anzi supersonico. L'educare, non ci dà il tempo di sostare, riflettere, meditare. Le questioni delicate, educative richiedono al contrario uno sguardo pacato, dove il respiro non sia affannato dalle difficoltà costanti, una apnea quasi quotidiana, che non lascia tregua e risoluzione.

 

 

Manca la sosta rigenerativa, il silenzio, l'ascolto, la pacatezza necessaria per riprendere il cammino dopo le tante tempeste di ogni natura che caratterizzano il nostro vivere quotidiano. 

 

Guardarci da fuori ci restituisce immagini quasi sfocate, dove il nostro agire risulta sempre di più ansiogeno, dove la presenza e l'impegno " dell' esserci" con la piena fioritura dei sensi si è sostituita all'apparire fugace, superficiale, ad un vivere frenetico, bulimico, dove ogni cosa non viene vissuta con sentimento ed emozione, ma piuttosto viene consumata, raschiata, abusata, esposta, venduta, barattata. Tutto ha un prezzo, e l'autenticità del relazionarsi perde ogni giorno pezzi interi della sua identità, prevale il conformismo, la superficialità, la sciatteria, la non consapevolezza di essere all'interno di un cerchio esistenziale dove le nostre azioni e i nostri valori, riverberano, condizionano nel bene o nel male, anche la vita degli altri. Vivere con consapevolezza, significa assumersi la responsabilità di migliorare noi stessi, non solo per il nostro bene, ma per contribuire al fiorire di un NOI solidale e partecipativo.

Vivere è un atto d'amore costante, richiede cura, attenzione e rispetto profondo per la terra che ci ospita e per ogni essere vivente che la abita.

Viviamo nell'era dicotomica: se non sei con me sei contro di me! Non c'è solo la guerra delle bombe ma esiste e prolifera la guerra del linguaggio che divide, aggredisce, separa.

Sento il bisogno vitale di trovare luoghi di inclusione, dove si possa imparare e praticare la difficile arte del costruire la pace. La pace non è qualcosa di astratto, ora nominarla, ti assegna quasi automaticamente in una sorta di purgatorio di stupidità, perché il leitmotiv attuale è schierarsi, fare la lista dei buoni e dei cattivi, praticare la pace è considerata un'azione ingenua, inutile, ora fa presa il linguaggio cosiddetto " muscolare ", fare paura e la minaccia è diventata la meta agognata, il podio invidiato.

Questa è la grande contraddizione dei nostri tempi: volere la Pace e continuare a seminare aggressività e prepotenza, con tutti i mezzi possibili.

Siamo diventati ostaggi di una narrazione patologica capace di raccontare solo ed esclusivamente fatti brutti, dolorosi, assurdi, veicolando il nostro sentire in una sorta di annichilimento e impotenza.

La "guerra" si è insinuata nei gangli comunicativi e relazionali.

Non sono solo le nazioni a farsi la guerra, la prepotenza e la rabbia hanno conquistato molte anime. Stiamo bevendo dosi quotidiane e costanti di questi “veleni” che posseggono infinite maschere, un "virus" insidioso capace di replicarsi a macchia d'olio.

La rivoluzione sta nel cambiare rotta valoriale, ancor di più alla prepotenza, bisogna rispondere con dosi massicce di gentilezza, alla paura, bisogna rispondere con la fiducia, alla rassegnazione, bisogna rispondere con l'audacia dell'azione inclusiva. Al buio della solitudine, far fiorire linguaggi creativi, condividere, collaborare piuttosto che competere.


Anna Maria Mossi Giordano 

 

Dello stessa autrice   

Camminando osservo 

Quando l'intelligenza diventa artificiale 

l'etica tradita, l'etica ritrovata 

Rimaniamo umani 

Raccontare il bello che c'è