Io ti accolgo



Partecipare per crescere E' il periodo degli ambientamenti. I bambini e le bambine devono affrontare una nuova esperienza, in qualche modo è il primo distacco dai genitori verso un ambiente a loro sconosciuto e con persone (le educatrici/ri) che non appartengono alle loro conoscenze familiari  quotidiane.
Sicuramente l'ambientamento al nido è un momento delicato dove tante emozioni vengono sollecitate. 
Le energie che bisogna mettere in campo sono molte, tutti/e devono collaborare per costruire insieme una alleanza educativa.
La triade educatore/genitore/ bambino/a deve trovare una armonizzazione di intenti con lo scopo primario di rendere questa esperienza educativa  speciale e unica,  fonte di arricchimento e di crescita  umana, solidale, creativa per tutti gli attori che ne fanno parte.

L'impegno educativo

Accogliere un bambino/a e la sua famiglia ( comunque sia formata) al nido significa aver già creato una rete programmatica e progettuale chiara e condivisa dal punto di vista pedagogico con l'intero gruppo educativo. 
Lo stile adottato per l'ambientamento definirà l'identità pedagogica di quel preciso gruppo di lavoro.
Ogni gruppo educativo acquisisce nel tempo una sua modalità comunicativa, una sua peculiarità di accogliere e di organizzare gli spazi.
Dietro ogni decisione collegiale dovrebbe esserci un pensiero e una visione pedagogica acquisita. 
 Saper accogliere deve tradursi in comportamenti coerenti e in spazi organizzati capaci di trasmettere tranquillità, affettività, senso di appartenenza, condivisione. 

Io ti accolgo

Come si può tradurre questa intenzione? Come possiamo ridurre ansie e preoccupazioni?
Nella mia lunga esperienza di accoglienza e ambientamento, creammo uno spazio dedicato ai genitori, avevamo la fortuna di poter utilizzare quello che era stato l'appartamento dell'ex portiere dello stabile.
C'era una bella stanza dedicata all'attesa, ovvero quando il genitore si allontanava  per un'oretta dal proprio bambino, quel luogo diventava un riferimento, per parlare con gli altri genitori, per condividere emozioni e sentimenti, per consultare documentazioni del nido, per leggere libri, per prendere una tisana, un caffè...noi educatrici a cadenza regolare andavamo nella stanza dell’accoglienza per dare notizie, per rassicurare, per confrontarci...per accogliere  e condividere emozioni, preoccupazioni, domande. Quel momento era molto atteso e gradito, ogni genitore o figura di riferimento aveva del tempo dedicato, questa strategia si rivelò efficace, sentivamo chiaramente il rapporto di fiducia crescere e rafforzarsi.  
Quei momenti di dialogo furono preziosi, unici, a volte commoventi. Questa reciprocità comunicativa, saldava le relazioni, mentre la fiducia si amplificava creava  un clima disteso,  intenso e familiare. 

Organizzare e rispettare il proprio compito

Un gruppo educativo che funziona ha capacità organizzative, ogni componente ha delle responsabilità precise e si cerca di dividere le incombenze sulla base delle capacità specifiche di ognuno, ovvero valorizzare i vari talenti, tutti siamo importanti, ogni contributo darà forza e stabilità all'intera organizzazione, quando c'è collaborazione, assunzione di responsabilità un luogo educativo può solo fiorire e migliorare.
Tutto questo è possibile se vengono rispettati gli impegni e se l'intera "macchina" burocratica

funziona.

È tutto un gioco di equilibri tra l'aspetto pedagogico, relazionale, amministrativo/burocratico. Se un aspetto è critico è assai probabile che l'intero sistema si collassi, con danni a volte irreversibili o di difficile gestione.
Un luogo educativo pretende questo equilibrio, non può farne a meno.
Per essere messi nelle condizioni migliori come sempre bisogna investire nell'educazione, in termini economici, di formazione permanente e nelle risorse umane.

Anna Maria Mossi Giordano
 
già educatrice di nido 
 
 
 
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