Quanta vita da narrare...






Partecipare per crescere Quest'anno ad Aprile compirò settant'anni, quarantatrè di questi anni li ho vissuti lavorando, studiando e formandomi costantemente in ambito educativo e musicale. 
Mi rivedo poco più che ventenne iniziare con entusiasmo e anche con un po' di paura quella che diventerà la mia professione eletta: l'educatrice. 
L'educazione e la musica il mio binomio vitale, la mia ispirazione costante, l'una senza l'altra non potrebbero esistere.
Provo infinite emozioni nello stare in questa consapevolezza della mia età, dove una gran parte della mia vita è ormai alle spalle.
Il tempo ora ha un'altra valenza, ogni istante è importante, il qui ed ora è reale, avverto nitidamente l'urgenza di non rimandare, di fare ciò che mi muove, adesso!
Il tempo è prezioso merita di essere onorato, vissuto...e anche condiviso. Non voglio fare bilanci, le esperienze accadono e le facciamo accadere...sono ciò che sono in virtù delle prove e degli errori, ma anche delle gioie e dei dolori.

Far venire alla luce 

Mi piacerebbe che ci fosse più narrazione autentica tra chi ha vissuto e lavorato in ambito educativo, abbiamo a nostra disposizione una tela infinita di vissuti ed esperienze che meriterebbero di essere raccontate senza filtri, invece ancora prevale la narrazione "ufficiale" che tende ad omettere, aggiustare, sminuire criticità o eccellenze.
Un mondo complesso quello educativo che risente tantissimo dei cambiamenti sociali, politici e valoriali. 
Quello che pensavamo di aver ormai ottenuto si rimette costantemente in discussione, poco è stabile, siamo in costante movimento, con il risultato palese di una precarietà insidiosa che si manifesta ad esempio nella mancanza ormai cronica del personale, nel gioco al ribasso in termini di investimenti e risorse, oppure nelle modalità di accoglienza dei bambinə che diventano sempre più brevi e veloci.
Accoglienza al nido che non riesce più a rispondere correttamente ai bisogni dei bambini e delle bambine, che esigono tempi graduali, lenti, ma piuttosto, oggi prevale una programmazione di ambientamento al nido di pochissimi giorni. Anticipare, velocizzare significa chiaramente "piegare" le esigenze dei bambini/e al profitto dei datori di lavoro che ricattano e pretendono sempre di più dai genitori.

Accettare l'inaccettabile

Questo è accaduto e lo stiamo accettando senza che ci sia stata una riflessione seria ed onesta dal punto di vista pedagogico.
Trent'anni fa l'accoglienza al nido prevedeva tempi più lunghi, addirittura un mese di turno unico affinché tutto il personale fosse impegnato e presente, l'ambientamento richiede necessariamente delle risorse umane ulteriori per poter far fronte adeguatamente ai tanti bisogni relazionali/affettivi che questa esperienza delicata richiede. 
 
Un ambientamento graduale, tranquillo, rispettoso al nido sarà la “base sicura” importante sulla quale si fonderà tutto il percorso successivo.
Tutto questo è scomparso, chiediamo a dei bambini/e di pochi anni di " risolvere" il distacco dai loro genitori in tempi record...in tre giorni entrano, mangiano e forse alcuni rimangono anche a dormire. 
 
 L'aspetto sconcertante, è che si è voluto sostenere questi ambientamenti lampo, con delle motivazioni pedagogiche che onestamente puzzano di bluff lontano un chilometro.
 
La schizofrenia evidente sta in questa narrazione ufficiale che mette in evidenza una pseudo volontà di dare attenzione, spazio, risorse al mondo della scuola iniziando dai Nidi e Scuole dell'infanzia...per poi nella pratica e nelle scelte quotidiane rinnegare puntualmente queste intenzioni, giocando al ribasso sotto tutti i punti di vista. 
 
Ultimamente ho parlato con molte mie ex colleghe educatrici, ma anche con alcune coordinatrici pedagogiche. La criticità che emerge sopra ogni cosa, è la mole di lavoro costante e pressante, soprattutto burocratico, che stronca letteralmente gran parte delle energie, che al contrario dovrebbero essere preservate per chi lavora a stretto contatto con i bambini e le bambine. 

Il burnout silenzioso 


Il risultato è un burnout sotterraneo, spesso non dichiarato, che in qualche modo inficia pesantemente su tutta l'organizzazione e il progetto educativo. Le educatrici e gli educatori accusano fortemente questi disagi a causa del surplus di lavoro e di una mancanza ormai cronica del personale educativo e spesso anche dei collaboratori che si occupano delle pulizie e della piccola manutenzione ordinaria dei Nidi e Scuole dell'infanzia.
 
Il panorama è molto critico anche per i coordinatori pedagogici che hanno più Scuole e Nidi da seguire, e questo significa più famiglie da attenzionare, personale da coordinare, relazioni da curare, progetto pedagogico da promuovere oltre a tutte le incombenze amministrative che sono molto cavillose e decisamente snervanti.
 
Una domanda sorge spontanea:" Quando le istituzioni e la politica metteranno mano seriamente a tutto questo? Quando tutti gli operatori dei Nidi e Scuole dell'infanzia si ribelleranno a questo status quo, per il benessere dei bambini e delle bambine ma anche per il loro benessere professionale e psicologico?
 
Quando i genitori pretenderanno più tempo, più welfare per poter affiancare queste importanti esperienze dei loro figli senza il ricatto lavorativo ed economico?
 
Non c'è più tempo!
 
Il rispetto per il ben-essere dei bambini/e e di ogni essere vivente su questo pianeta, determinerà il futuro di questa società, altrimenti il disastro è alla porta.

Anna Maria Mossi Giordano